AUGURI PER IL SEMINARIO
DI GUBBIO.
Maria Luisa.
LE FILANDE INGLESI
In Inghilterra, al tempo della rivoluzione industriale, i bambini erano impiegati soprattutto per lavorare nelle filande: infatti, per filare non era necessario possedere la forza fisica adulta e questo mestiere poteva essere facilmente appreso. In più i minori percepivano un salario assai inferiore a quello degli adulti e potevano essere indotti più facilmente al lavoro con la minaccia. Tuttavia non erano utilizzati esclusivamente per questo impiego: infatti, già da 6/7 anni aiutavano i genitori nei pesanti lavori delle botteghe familiari e negli impieghi agricoli.
Per aiutare i poveri, i nobili pagavano una tassa alle parrocchie, che li sostenevano e li aiutavano a sopravvivere in modo più agevole, cercando di farli uscire dalle pessime condizioni di vita in cui vivevano. In cambio però i nobili, attraverso l'inganno (promettendo facili guadagni e miglior stile di esistenza), sottraevano ragazzi alle famiglie per utilizzarli come manodopera. Con questo sistema, gli imprenditori guadagnavano un consistente numero di operai da utilizzare nelle fabbriche e le parrocchie si liberavano di molte bocche da sfamare. Per i bambini invece, cominciava una vita di duro lavoro mal pagato, con scarsissima igiene, faticosa, severa, con insufficente alimentazione e piena d'infortuni, che lasciava i giovani con un fisico debilitato ed ammalato alla fine del periodo di lavoro. Anche l'educazione risentiva di queste condizioni di vita, che lasciava i bambini ignoranti, insufficientemente preparati ad un qualsiasi altro impiego e senza principi. Infatti, apprendevano solamente ad utilizzare in modo approssimativo la macchina che erano stati costretti ad usare fin dalla tenera età. Non in tutti i casi però erano maltrattati: infatti, esistevano alcune eccezioni in cui il padrone rispettava i dipendenti della sua impresa, concedendo loro condizioni meno disumane. Esistevano anche alcune leggi che tutelavano i lavoratori e penalizzavano certi abusi sulla manodopera, che però non ebbero grande rilievo, almeno fino alla prima metà dell'Ottocento.
Eleonora.
Lunigiana 2000 B-Bonascola
Sabato, noi del Lunigiana 2000 ci siamo recati in Pineta per disputare la nostra ultima partita di campionato.
Negli spogliatoi, mentre ci cambiavamo, pensavamo all' importante match che ci poteva regalare 3 punti importantissimi per salire al girone superiore. Siamo scesi in campo più motivati che mai, perché questa era una partita difficile. Al fischio d'inizio abbiamo cercato di pressare la squadra nella propria metà campo, che ci avrebbe facilitato il gioco. Dopo qualche minuto anche con un po' di fortuna, abbiamo segnato un grande goal, al limite dell'area uno dei nostri attaccanti con un gran tiro insacca la palla nella rete. Siamo super contenti, perché la salvezza si avvicina. Subito dopo si è concluso il primo tempo. Dopo qualche indicazione del nostro mister siamo rientrati in campo più carichi di prima, però questo non è bastato perché dopo un po' abbiamo ricevuto un goal che ci demoralizza, ma nonostante tutto agli sgoccioli del secondo tempo segnamo e ci riportiamo in vantaggio. Ma, in men che non si dica, all'ultima ripresa gli avversari pareggiano con un goal in contropiede. Il mister era molto contento della nostra giocata, ma anche lui voleva ottenere un buon risultato che ci acrebbe permesso di passare. Cerchiamo disperati il terzo centro, ma sembra che la porta avversaria sia stregata, perché la sfera non vuole entrare; ormai entrambe le squadre sono stanche e le azioni in attacco rimangono poche e così termina anche l' ultimo tempo.
Ci è dispiaciuto molto di non essere passati, però cercheremo di rifarci nei tornei anche se sono meno importanti.
Marco.B e Vito
La pace
Che bella la pace
è un insieme di tutto,
felicità, gioia e magia,
che bella mamma mia.
La guerra non c'è più,
la gente è in giro,
regna l'allegria.
Un mescolìo di venticelli,
cinguettano gli uccelli,
nei cuori delle persone
l'ansia se ne va
e non scorre più paura.
Nei campi nascono fiori,
violette e millecolori,
le api vi si appoggiano
e gli alberi danno frutti.
Che bella la pace,
le bandiere sui terrazzi,
la guerra è sparita,
finalmente.
Viva, viva la PACE!
Angy.
EVVIVA
ABBIAMO RAGGIUNTO OLTRE
15000
VISITE.
Grazie ai visitatori.
M. L. N.
Il mondo degli elfi
(seconda parte)
Un giorno stava andando a raccogliere funghi per evitare gli altri, che lo avrebbero preso in giro come al solito, quando all'improvviso un corno da guerra risuonò nell'aria, invadendo l'atmosfera con il suo cupo suono grave. -Delle truppe stanno per attaccare il villaggio! Devo avvertirlo o lo troveranno impreparato! Pensò Andrew. Così, con tutta la forza consentitagli dalle gambe e con terrore crescente, corse a perdifiato, fino a raggiungere in tempo notevole la piazzetta del paese: non era troppo grande, ma consentiva ai numerosi carri dei mercanti, che ogni giorno la affollavano, di transitare comodamente. La cittadina era fiorente e piena d'ogni tipo di attività commerciali e produttive. Le abitazioni, non più alte di due piani, erano riccamente decorate con fini intarsi nel marmo bianco. Su alcuni architravi erano dipinte, con cura minuziosa, volute e riccioli dai brillanti colori, che andavano dal rosso sanguigno al blu elettrico e dall'oro all'argento. Quando fu davanti alla sua casa sulla piazza, entrò sbattendo la porta, col fiatone e le membra affaticate. Sua madre era seduta su una poltrona di cuoio vicino al camino acceso e rimirava le fiamme che guizzavano allegre nel focolare. Andrew, con voce rauca disse: -Mamma, ho sentito un corno da guerra squillare aldilà del bosco, nelle terre degli umani! Presto, dobbiamo avvertire l'esercito di prepararsi all'attacco! La madre si irrigidì sulla poltrona e lo fissò con occhi sgranati: -Andrew, stai scherzando forse? Non mi sembra il caso di mentire su queste cose! -Ma mamma, non sto dicendo una bugia, è la pura verità! Esclamò esasperato il ragazzino. Celyna diede un ultimo sguardo indagatore per poi rispondere : -Andrò ad avvertire, ma ti guro che se si tratta di una burla, resterai rinchiuso a vita nella tua stanza! E con questo uscì di casa, accostando la porta. Dopo circa mezz'ora Celyna tornò a casa molto affaticata e riferì al figlio che aveva avvertito le truppe, che si erano preparate in posizione d'attacco. Le donne con i bambini, invece, per ordine del re si erano rifugiati nel castello. Allora si affrettarono ad andare verso il castello in attesa dell'inizio della battraglia, perché di certo non ne volevano rimanere vittime. Non dovettero attendere troppo per sentire i primi sibili delle frecce scoccate nell'aria, il rumore delle spade che si scontravano producendo scintille e le urla verso il campo di battaglia. Intanto, le persone confinate nel castello, pregavano e speravano per i loro parenti in battaglia, ascoltando i rumori che provenivano da fuori. Sembrava quasi la fine del mondo, ma alla fine le truppe amiche riuscirono a scacciare gli avversari, e così gli umani si ritirarono dalla loro missione di assedio, ormai fallita. Dopo tutti i rumori si sentì un assoluto silenzio: finalmente era terminata la battaglia e tutti si affacciarono alle finestre del castello per vedere la situazione. Con grande entusiasmo urlarono di gioia per la vittoria. Per fortuna era stato versato poco sangue, e fu così che ritornò la pace nel villaggio. Il nostro Andrew venne ringraziato di cuore da tutta la gente del villaggio, che dimenticò il razzirmo per sempre. Il piccolo ibrido invece, non fu mai più preso in giro e venne trattato con rispetto da tutti.
FINE
Ele, Daniela e Rita.
In Italia lavorano 144.000 ragazzi tra i 7 e i 14 anni e 31.000 di essi possono definirsi letteralmente sfruttati. I bambini che lavorano tra i 7 e i 10 anni sono 12.168, 66.047 tra gli 11 e i 13 anni e 69.070 ragazzi di 14 anni.
Il 12,6% dei giovani non va scuola per lavorare. Un quinto dei bambini lavora in bar, ristoranti e alberghi; seguono i negozi (14,9%) e la campagna (14,1%). L'11,4% dei ragazzi lavora in casa propria, il 9,6% presso parenti e altre persone. Sono 246 milioni i ragazzi dai 5 ai 17 anni costretti al lavoro. Tra essi, 179 milioni svolgono mansioni pericolose per la salute fisica, morale e mentale.
Circa 111 milioni di bambini sono costretti a lavori pericolosi,8,4 milioni di essi sono sottoposti a: schiavitù, schiavitù per debito, lavoro forzati, prostituzione.
Queste informazioni sono tratte da:
www.resistenze.org/
Alice.
Il mondo degli elfi
Nelle terre di Meraìn, nel paese di Èlmesser, viveva pacifico il popolo degli elfi, stirpe gentile e nobile d'animo. Essi, come tutti quelli della loro specie, avevano dei poteri straordinari: potevano risanare la natura dai continui attacchi degli umani che la sfruttavano e riuscivano a controllarla a loro piacimento. Per molto tempo non opposero resistenza agli umani che devastavano la natura, ma alla fine dichiararono loro guerra. Un loro difetto era che non ammettevano incroci con la loro razza pura. Pochi di loro però non badavano a queste distinzioni ed allora nacque qualche raro incrocio fra un elfo e una creatura di un'altra specie. Così nacque Andrew, figlio di un uomo chiamato Eborn e di un'elfa di nome Celyna. Eborn era rimasto folgorato dalla bellezza dell'elfa e lasciando da parte il razzismo e i dissapori, la sposò. I due popoli però, saputa la notizia e considerandola oltraggiosa, li separarono anche se Celyna era incinta. Andrew crebbe isolato da tutti e fu colpevolizzato del fatto che era nato con la forma più grave di incrocio: metà elfo e metà uomo, considerato così grave perchè gli uomini e gli elfi erano in guerra. L'unica a non trattarlo male era sua madre, che non credeva affatto che fosse diverso dagli altri ragazzini di dieci anni: lei era la sua unica consolazione. Andrew era alto, magro, slanciato e aveva i capelli castano ambrato. I suoi abiti erano semplici, ma decorosi: portava un paio di calzoni alla zuava marroni, una casacca verde smeraldo, una cintura cremisi ed un paio di stivaletti di pelle beige.
Continua...
Ele, Daniela e Rita.
E' primavera
E' primavera
gioia e colori
trasmettono emozioni
nell'animo dei fanciulli.
Tanto attesa
è giunta,
rivive come gli animali
dal letargo.
Dopo un lungo inverno
finalmente è arrivata,
il clima più mite
conduce giovani e anziani
felici per le città.
Angy & Alice.
Gli scout
Agli scout noi andiamo
ed assai ci divertiamo.
Si fanno sempre dei bei giochi
che non son di certo pochi.
Delle uscite noi facciam
ed insieme lavoriam.
La promessa abbiam già fatto
che è come un giuramento,
ogniun adesso è soddisfatto
senza pianto e lamento.
Gli scout son laboriosi
allettanti e gioiosi,
fan sempre camminate
e grandi sfacchinate.
La divisa noi portiamo,
per riconoscerci la mettiamo:
il fazzolettone, la camicia e i distintivi
che indicano i nostri obbiettivi.
Le pantere è la nostra squadriglia
in cui ci dicertiam: è una meraviglia!
Gli scout son speciali
e rispettano gli animali.
Angy & Alice.